MATTINATA INSOLITA
(2°parte)
Ascolto senza capire…
Fingo interesse, dove regna solo noia
Calmo, piatto
Senza fretta aspetto, aspetto…
Osservo dalla tua finestra
Un mondo completamente sfatto,
Cambio affannosamente prospettive,
Ma la solitudine delle persone
E’ un’insopportabile costante.
I miei specchi nuovi
Non riflettono ciò che voglio,
Questo è il "perché" della tristezza.
Ognuno ti dà la risposta che vuole,
Per questo ho smesso di cercare domande.
Profondamente sconfitto
Fuggo dal tuo sguardo torbido,
I tuoi occhi non illuminano
Più come prima…
Ed ora posso sentirla anch’io
Scivolare via, anche, questa volontà.
Finalmente sono in piedi
Con gli occhi spalancati
Sui tuoi buchi neri
Posso vedere sotto la tua arrugginita maschera…
…Per questo non ho rimpianti.
lunedì 11 febbraio 2008
domenica 10 febbraio 2008
Camminare sulle acque di Matteo della Valentina da un posto.
Il ragazzo camminava sul sentiero di ciotoli nel mezzo della pozzanghera. Nuvole riflesse e il sole in una palla bianca ondeggiava sulle pieghe acquose.
Patta aperta dei pantaloni arrotolati. Camicia ben messa e la sciarpa attorcigliata fino alle caviglie.
Variazioni nella distanza dei passi. Piccoli lassi di tempo espressi in centimetri e migliaia di flash celebrali espressi in piccoli lassi di luce.
Come il movimento viene dipinto dalle pieghe dei vestiti. Le contrazioni del volto, rilassate e immortalate del freddo, gelato sciolto fluo, membrana oculare.
Il lampeggiare accelerato dei semafori, coscienza tarata dei veicoli. Squarci di tecnologia digitale, le meridiane e i piccoli granelli di led che discendono la clessidra satellitare dei fari alogeni con autofocus nei crani degli uominimacchina.
L’amore coerente, la coerenza elettrica che illumina prodotta da una fonte non rinnovabile. Risucchiare ed armonizzare; il salto da un’altalena in corsa. Vento tra i capelli, geladrina in tubetti da 3 dosi, la tensione nei condotti, il morso della tetta peccaminosa e la gloria nell’atterraggio.
Nessun ricordo del momento della partenza.
La freccia della conoscenza, invisibile se non fuori fuoco, giusto tra le spalle e il collo. Movimento di scatto, perdita di equilibrio, acqua.
A volte bisogna sacrificare una scarpa per salvare il piede.
Patta aperta dei pantaloni arrotolati. Camicia ben messa e la sciarpa attorcigliata fino alle caviglie.
Variazioni nella distanza dei passi. Piccoli lassi di tempo espressi in centimetri e migliaia di flash celebrali espressi in piccoli lassi di luce.
Come il movimento viene dipinto dalle pieghe dei vestiti. Le contrazioni del volto, rilassate e immortalate del freddo, gelato sciolto fluo, membrana oculare.
Il lampeggiare accelerato dei semafori, coscienza tarata dei veicoli. Squarci di tecnologia digitale, le meridiane e i piccoli granelli di led che discendono la clessidra satellitare dei fari alogeni con autofocus nei crani degli uominimacchina.
L’amore coerente, la coerenza elettrica che illumina prodotta da una fonte non rinnovabile. Risucchiare ed armonizzare; il salto da un’altalena in corsa. Vento tra i capelli, geladrina in tubetti da 3 dosi, la tensione nei condotti, il morso della tetta peccaminosa e la gloria nell’atterraggio.
Nessun ricordo del momento della partenza.
La freccia della conoscenza, invisibile se non fuori fuoco, giusto tra le spalle e il collo. Movimento di scatto, perdita di equilibrio, acqua.
A volte bisogna sacrificare una scarpa per salvare il piede.
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